lunedì 8 aprile 2019

Cima di Malinverno


30/03/2109.  Dopo aver vagato, pronunciando orribili imprecazioni nel bosco schiantato dalla bufera di ottobre, ci siamo finalmente immessi nel greto del rio che diritto e implacabile ci ha condotto verso l'alto 

      Poi ripide dorsali di colore oro e ocra, senza più neve fino alla Cima. Cielo blu, sole maschio dell'Ariete, vento leggero anche se fresco, panorama vasto e magnifico.

Finalmente vi immettiamo nel solco rio. Qui nella parte alta senza acqua.

Ormai sulle creste finali



Finestra sul proseguimento della cresta con i Rizzoni. Dietro Marmolada e cima Uomo

Dove tutto si placa


Panorama vastissimo . Sotto i Monzoni, cima Valaccia. Dietro il Catinaccio .

In primo piano i Rizzoni. Dietro a sin. Cima Uomo poi Pelmo, Civetta e le oriental

Piz Boè, Vernei, Marmolada, cima Uomo. Pelmo

A sinistra Cima Undici, dietro il Sassolungo


Scendiamo verso ovest sulla cresta delle Pale Rabbiose.



Completato lil percorso di cresta siamo di fronte alla dorsale fatta in salita.

Cima Iuribrutto e Bocche. Dietro le Pale di S. Martino.

Ultimo saluto a cima Malinverno

L'andirivieni assillante nel bosco nella parte bassa. Il sentiero non esiste più.

martedì 26 febbraio 2019

Garda: Cima al Bal e cima di Nara

16/02/2019  Sulle creste di Cima al Bal e cima Nara, come a volo d'uccello sul fiordo blu del Garda

Salendo a cima al Bal, la val del Sarca, cima Capi, la Rocca 

Cima al Bal

Una finestra sulla val di Ledro...

e il suo lago

La cresta di roccette e cespugli di cima Nara, 

Discesa al passo di Guil, il Garda sfuma nelle foschie della pianura

La sfinge di passo Rocchetta.

Lungo le creste in discesa



martedì 22 gennaio 2019

L'Albergo al Sole sul Campanil Basso




       Tante storie legate a questo esile terrazzino circondato dal vuoto, un tempo passaggio obbligato per la cima del Campanil Basso. 
     Qui giunsero nell’agosto 1909 l’inglese Charles Meade accompagnato dalla guida francese Pirerre Blanc. Erano passati dieci anni dalla prima salita, la fama andava diffondendosi e molti volevano cimentarsi con le difficoltà del Campanile. La via normale da quel terrazzino chiamato poi “albergo al sole”aggirava a sinistra lo spigolo ovest e proseguiva in piena parete nord.

       Pier Blanc, che non conosceva la via di salita, attraversò invece verso destra le ghiaie del terrazzo e si affacciò sul vuoto assoluto della parete sud (quella che si ha di fronte nella foto scattata dalla Brenta Alta). Un po’ in alto occhieggiava un anello di un precedente tentativo fallito che gli fece credere di essere sulla giusta via. Allora si issò sulle spalle del suo cliente che aveva fatto aggrappare a due solidi appigli prospicienti il vuoto, e sparì oltre lo spigolo in piena parete sud, con il vuoto assoluto sotto i piedi.
      Giunto all'anello, si slegò e passò la corda attraverso l’anello stesso per fare sicura,(n quegli anni non si usavano ancora i moschettoni).) Anche il cliente quando giunse a quell'anello fu costretto a slegarsi per liberare la corda, rilegarsi e proseguire. 
Superarono d’impeto quei cinquanta metri che li separavano dalla cima. Senza saperlo aprirono così una via nuova al Campanile più bello delle Dolomiti. Difficoltà V grado.
    Ogni volta guardo quella parete provo un brivido di ammirazione. Cosa può fare l’attrazione assoluta per una cima.


Immagine presa dalla Brenta Alta. Di fronte si ha la parete sud, a sinistra la parete ovest con il terrazzo chiamato 'Albergo al Sole. Straordinaria la visione della spianata della cima. Dietro la val di Brenta e sul dosso verde il rif. Brentei.


L'albergo al sole durante la salita della normale al Campanil Basso.Sul quel terrazzino più alto si arenò il primo tentativo di salita al Campanile ad opera dei Trentini Pooli, Garbari e Tavernaro. Era il 12 agosto 1997. Da allora porta il nome di "Terrazzno Garbari". Ma questa è un'altra storia.

Dalla Brenta Alta il colpo d'occhio sui Campanili del Brenta: Il Basso e l'Alto

martedì 25 dicembre 2018

Storia curiosa di un Huawei P8


           Il 3 gennaio 2018 sulla cresta ovest del Rujoch c’era vento, a tratti forte, che sollevava pennacchi di nevischio. Il cielo però era sereno, con nuvole che si gonfiavano al lembo dell’estremo orizzonte nord prima di sfilacciarsi preda del vento in quota.

           A volte è difficile rinunciare. Il tempo di arrivare sulla cima, quando da nord si è addensata improvvisa una bufera di neve. Era prevista dal meteo, ma solo nel tardo pomeriggio e pensavo di evitarla. Nemmeno il tempo di mangiare qualcosa. Mi sono vestito di ogni indumento, ho messo in tasca tre datteri e mi sono buttato lungo la cresta ovest. Un po’ intimorito dalla forza del vento e dai turbini di neve, ma conoscevo bene la discesa. Solo molto concentrato, attento più che altro a non commettere errori o scivolare sul ghiaccio. 
           Arrivato al passo Pòlpen, scollinando verso la val dei Mòcheni mi sono rassicurato. La violenza del vento s’era attenuata, la neve cadeva soffice e fitta. Era il momento di chiamare Carmen e rassicurarla, anche se lei non poteva sapere di quei momenti di tensione. Ho messo la mano in tasca, ma il cellulare non c’era più. Sfuggito tra un dattero e l’altro. Tornare indietro a cercarlo nemmeno da considerare. 
          Ancora un ora di cammino, qualcosa in più, per giungere al passo Redebus e alla macchina. Ormai nel bosco sotto una fiabesca nevicata, rilassato tranquillo con l’unico disappunto di aver perso il telefono. Ma quello era il tributo minimo da pagare agli Spiriti del Rujoch per avermi lasciato aperta la porta d’uscita. Tornato a casa e provando per curiosità a contattare il numero, il freddo lassù l’aveva già ammutolito.
         Il 7 maggio 2018 i carabinieri di Lavis si sono messi in contatto con Carmen, probabilmente uno degli ultimi numeri che avevo utilizzato quel 3 gennaio o il giorno prima. Qualcuno aveva ritrovato il mio Huawei P8. 
            Era rimasto qualche mese al freddo intenso, sepolto sotto la neve e poi infradiciato dall’acqua di fusione. Eppure funzionava come fosse stato dimenticato in un cassetto della cucina. Stupefatto e stupito anche per chi si è preso la briga di consegnarlo ai Carabinieri. Non so chi sia, non ha lasciato il suo nome, ma lo voglio ringraziare con questa piccola storia.


Verso passo Polpen:le nuvole nel vento di quota 

Verso nord si addensa

I pennacchi di neve sulle creste

 La cima si avvicina



La bufera in arrivo



Fitta nevicata al ritorno nel bosco

mercoledì 19 dicembre 2018

Monta Cola e Monte Hoabonti (Lagorai)

Una cresta al sole, panoramica,. La prima neve, a tratti profonda negli accumuli, che rende la salita più memorabile. Oggi con Aldo Lona compagno di tante salite.



Una bassa finestra sul Fravort





L'anticima del monte Cola


Il pendio finale per la cima del monte Cola



Dalla cima del Cola verso la bassa Valsugana



Si mostra l'Hoabonti con la invitante cresta che conduce alla cima




I

In Cima







Ritorno... e poi giù nell'anfiteatro tra Cola e Hoabonti caracollando nella neve fresca