martedì 20 novembre 2018

La preghiera di mia mafdre


     Da bambini andare a letto era uno dei momenti più sofferti. Abbandonare i giochi e il tepore del focolare per cadere nel buio di sogni imprevedibili. Ricordo bene la camera fredda nelle eterne notti d’inverno. Un lumino rischiarava la penombra, appena sufficiente ad arginare il buio che premeva contro i vetri con le sue paure.
     

     Ogni sera la mamma mi faceva inginocchiare, con le mani appoggiate sul pagliericcio di foglie di granturco del mio lettino posto a fianco al suo letto di sposa. Si faceva il segno della croce e mi suggeriva la preghiera che mi accompagnava nell'arcano della notte, là dove il sonno a volte somiglia alla morte:
“Vado nel letto a na bona ora
me racomando a Dio e ala Madre sòa
Sioredio ve ringrazio d’avermi creato,
fato cristiano e conservato in questo giorno.
Vi prego di concedermi anche una bona notte.
A mi, me papà, me mama, me noni, me zii, fradei, sorèle,
amici, memici  a tuti i boni cristiani de questo mondo.
Pace e riposo ale anime sante del purgatorio
Rechia meterna………”
      Mi metteva poi a letto sussurrandomi all'orecchio: " mentre chiudi gli occhi prega il tuo Angelo custode". Una ritualità che non ho più dimenticato. Mentre anche lei si coricava, sotto le coperte la udivo mormorare con un moto di intima soddisfazione: “ Oddio che bel!”. Il letto era il premio agognato alla sua giornata di dura fatica quotidiana.
     Tuttora nelle notti di sottile inquietudine quella preghiera affiora spontanea alle labbra come un mantra cui mi aggrappo come ad un relitto in un mare tempestoso. Mi ritrovo a recitarlo in cerca del sonno con un inconscio moto dell’animo, che la ragione non sa spiegare.

lunedì 24 settembre 2018

Latemar: Paiòn

        15/09/2018 Cornòn, Schenòn, Cimòn, Forcellòn(e), Paiòn, Cavignòn. Nomi tronchi ed aspri dati ad alcune cime del Latemar dai Ladini di Fassa. Oggi abbiamo salito il Paiòn da forcella dei Camosci discendendo poi al Forcellon. La cima esile, da non distrarsi, con scorci di grande effetto.
        Percorrendo la cresta sottile si possono osservare i formidabili dirupi che si inabissano sulla val d’Ega. Il lago di Carezza infatti con le guglie del Latemar è stata un tempo forse la cartolina più nota delle intere Dolomiti. Alpinisti celebri quali Diamantidi, Christomannos, anche Piaz hanno arrampicato questi appicchi. Qualcuno ha poi raccomandato di non ripetere la sua via: roccia troppo marcia e pericolosa. 
Il Latemar mi ricorda la Rocca di Calascio, naturalmente con proporzioni ben più grandiose.

       
Appena oltre il passo di Pampeago sul versante Obereggen. Il cielo schiarisce. Promette bene.



Il Paiòn fa capolino dietro la cresta sulla sinistra


Abbandonato il sentiero che scende a Obereggen saliamo su tracce verso l'alto

 Fino a incrociare il sentiero n. 18 diretto a forcella dei Camosci

a destra fa capolino la triangolare parete ovest de Paiòn


A destra l'ampia sella della forcella dei Camosci con lo spigolo del Paiòn dove saliremo

dalla forcella dei Camosci saliamo alla cima del Paiòn




 ormai sulla cresta verso l'anticima con alle spalle Cima di Valsorda

Verso la cima Principale




 dalla cima del Paiòn la cresta continua poi sottile e più difficile verso il corno di Val d'Ega





Dalla cima discendiamo nell'Anfiteatro del Latemar. Tra le nuvole il Paiòn, a destra il Forcellone


passando per il Torre di Pisa scendiamo a Pampeago per chiudere l'anello.
I

domenica 2 settembre 2018

Sasso Rosso ,Brenta

20/08/2018
Passando da Malga Tuena e risalendo la val Madris fino alla sella dei pascoli del  passo Prà Castron. 


 La bassa Val Madrìs



Passo di Prà Castron



Saliamo sulla cresta est alla Cima del Sasso Rosso. Proseguiamo poi in discesa lungo le creste, che passando per cima Nana, digradano verso nord fino al Pian della Nana.



Dalla cima del Sasso Rosso la lunga Catena del Sasso Alto


Il Pian della Nana. Magnifico.

La Cima della Nana


Dalla cima della Nana verso il Sasso Rosso e le creste percorse.


Ci attende poi la Val Formìga  e attraversiamo sotto le pale di Vallina e dell'Om, alti sulla val di Tovel a completare l'anello. Ambienti incontaminati.



 Attraversando sotto le Pale della Vallina e cime dell'Omenét e dell'Uomo

lunedì 20 agosto 2018

Cima Ceda -Brenta


Ho avuto la fortuna di salire molte cime in Brenta. Alcune più volte. Ma mai ero salito sulla Ceda. Molto bella e non difficile. Del resto in Brenta potrei passare tutta la vita (alpinistica) e ne sarei appagato.

Punto di partenza: val d'Ambiez, rifugio Cacciatore.




L'obiettivo fotografico coglie solo in parte, l'imponenza della cerchia di cime della val d'Ambiez. Al centro cima Ceda, la orientale la più alta. Si sale dapprima in direzione della forcolotta di Noghèra, che si intuisce nella depressione a destra della cima.





Si sale verso la Forcolotta di Noghèra su sentiero segnato.


La forcolotta di Noghèra che si valica, per salire subito a sinistra verso la Cima Ceda.

Cima Ceda, come appare da est, poco oltre la forcolotta di Noghèra, sul sentiero che attraversa al rif. Pedrotti: a sinistra la forcolotta Noghèra, il pendio di prati e ghiaie che si salgono in direzione della fascia di rocce. Giunti lassù gli ometti guidano in cresta e poi alla cima.

Il pendio di erba e ghiaie.


La fascia di rocce. Oggi sono in buona compagnia.


La cresta finale e poi la cima.

Sulla Cima la nebbia si è chiusa. Bisognerà ritornare se sarà concesso.

Si discende lungo il percorso fatto all'andata



Dopo un breve temporale che ha ripulito anche i pensieri, appare la lavagna di cima d'Ambiez lavata dalla pioggia e più intenso il verde dell'erba.