martedì 24 maggio 2016

Quella da Cornellana a Tineo fu una tappa movimentata - Sul Cammino Primitivo (06.10.2015)


             *A Cornellana si spegnevano le stelle e il cielo ancora umido prometteva una bella giornata.
            Ma bisogna diffidare dei cieli delle Asturie. Dopo un ora di cammino le prime gocce suonavano sulle foglie del bosco autunnale. Pioggia battente per un’ora, rivoli d’acque e fango. Poi della pioggia rimasero  nuvole pigre e qualche spruzzo d’acqua dispettoso.
            Superata Salas,  l’antica calzada romana sepolta tra boschi fitti di castagni, conduce sull’altopiano ventoso dell’Espina. Un vento teso da nord ripulisce il cielo  asciuga gli indumenti. Il soffio vigoroso delle pale eoliche a contraltare con le folate impetuose del vento.
A Bodenaya, dopo venti chilometri, è già pomeriggio inoltrato. Ce la siamo presa con calma. L’ospitalero con un sorriso  rassicurante: “a Tineo undici chilometri. Saranno due ore di  cammino”.
            Così abbiamo proseguito, Diego ed io, rinfrancati e baldanzosi. Ci siamo fermati anche a bere una birra. Non abbiamo fatto i conti con il fango che rallenta, né con la stanchezza che si insinua e alimenta lo scoramento. Lo sconforto che ti fa pensare di aver smarrito la via, il bosco che si fa sempre più scuro nella sera che avanza.
Finalmente le prime case di Tineo si avvistano dall’alto. L’ultimo chilometro che non finisce più e un letto per riposare la notte.  Diego ha preso posto nella cuccetta sotto la mia, di fianco Rita la ragazza ungherese che abbiamo conosciuta ieri sera a Cornellana.
Nella notte mi ha svegliato  una strana sensazione. Voci e rumori soffusi. Nella camera era accesa la luce vicino alla porta pur essendo ancora notte fonda. Rita mi faceva dei segni con la mano ripetendo: "Problem, problem!”. Ho subito pensato che Diego non stesse bene, ed ho preso  a scendere veloce la scaletta del letto. “Problem problem, problem!” ripeteva concitata Rita, facendomi segno con la mano di fermarmi.
Ma ormi era tardi. Mi trovai a sguazzare con i piedi in cinque centimetri di sostanza liquida. Nella notte, silenziosa come a volte sa esserlo, l’acqua della lavanderia aveva allagato il dormitorio. Diego era seduto sul letto con in mano lo zaino e tutte gli indumenti impregnati d’acqua. Avvilito e preso da sconforto.
A volte bestemmio cristo e i santi senza fondato motivo, per poi pregare di nascosto la madonna. Ma in quella occasione nell’albergue di Tineo, angusto, quasi opprimente e infine così dispettoso, avrei avuto qualcosa da ridire anche sulla madonna. Se fossi stato al posto di Diego. Ma Diego è fiducioso e difficilmente si altera o si arrende.
La capacità di adattamento  nelle tappe del Cammino è sempre sorprendente. Così messo da parte avvilimento e sconforto, con le prime luci siamo ripartiti, confidando nel sole che avrebbe asciugato i panni lungo il cammino. Diego fasciato di plastica perché lo zaino non gli inzuppasse anche gli unici indumenti asciutti che aveva indosso. La tappa era breve. Ci attendeva la quiete di un lungo pomeriggio assolato tra le quattro case di Borres, lontano dal mondo.

* Questo racconto era rimasto nel cassetto.


Partenza da Cornellana

Piove

Sulla Calzada Romana



Altopiano dell'Espina

Bodenaya


Ospitaleri di Bodenaya


Appare Tineo
Mattino: Diego col grembiule di plastica e l'acqua che esce ancora dall'Albergue


Gli amici del Cammino Primitivo


Borres


giovedì 12 maggio 2016

Non avevo mai letto Fenoglio


“…Ma dopo un po’ la ragazza uscì, col passo di chi si avvia per un lungo viaggio, e nulla in lei tradiva l’amore – la portentosa indecifrabilità delle donne- e passò energica, quasi rampognante, tra i puzzled partigiani. “

Attraversando Le langhe in bicicletta, sono passato nei luoghi più significativi delle azioni del "Partigiano Johnny".  Dorsali panoramiche, tra i vigneti pregiati del Barbaresco e del Barbera, più in alto tra i noccioli, fino ai boschi di Roccaverano ventosa, che domina ondate di colline a perdita d’occhio.

Guardavo il paesaggio che rinverdiva al sole dell’aprile e pensavo: Devo rileggere quel libro!  Magari con la mente della maturità e gli occhi del disincanto delle lotte perse.

Mi sbagliavo. Non avevo mai letto Beppe Fenoglio in gioventù.

Ma il momento anche se tardivo era giunto. Complice il girovagare tra le colline delle Langhe o le bevute di Dolcetto e  Barbera a innaffiare le cene di Plin e Tajarin dopo le fatiche della giornata. Gli occhi persi dietro le movenze della bella albergatrice che sembrava incarnare l'avvenenza della contessa di Castiglione.

         Mi sono così lasciato travolgere dalla scrittura fervida e potente di Beppe Fenoglio, mescolata a quelle parole e frasi in lingua inglese della quale Lui era fervido cultore. Originale nel tratto inconfondibile del grande scrittore. Ho rivisto la sua vita breve e intensa,  Lui  morto a quarant’anni, non per una pallottola, ma per l’eccessivo fumare.
Non v’è territorio che, quando si attraversa lentamente, non sappia raccontarti le sue storie aspre e forti anche se diluite dal passare del tempo; che non cerchi di giustificare i suoi  dolorosi e ineluttabili trascorsi.

E le bandiere tricolori che il 25 aprile garrivano su ogni casolare sperso nelle Langhe erano per me la testimonianza che forse non tutto è perduto.


Calosso



Roccaverano