venerdì 23 novembre 2018
Monte Slimber (Lagorai)
17/11/2018 Alcune immagini di una breve escursione cui tenevo in particolare, in questa stagione strana e stranita. Oggi con Aldo compagno di tantissime salite in montagna.
martedì 20 novembre 2018
La preghiera di mia madre
Da bambini andare a letto era uno dei momenti più sofferti. Abbandonare i giochi e il tepore del focolare per cadere nel buio di sogni paurosi. Ricordo bene la camera fredda nelle eterne notti d’inverno. Un lumino rischiarava la penombra, appena sufficiente ad arginare il buio che premeva contro i vetri con le sue paure.
Ogni sera la mamma mi faceva inginocchiare, con le mani appoggiate sul pagliericcio di foglie di granturco del mio lettino, posto a fianco al suo letto di sposa. Si faceva il segno della croce e mi suggeriva la preghiera che mi accompagnava nell'arcano della notte, là dove il sonno a volte somiglia alla morte:
“Vado nel letto a na bòna ora
me racomando a Dio e ala Madre sòa
Signoredio vi ringrazio d’avermi creato,
fato cristiano e conservato in questo giorno.
Vi prego di concedermi anche una buona notte.
A mi, me papà, me mama, me noni, me zii, fradei, sorèle,
amici, memici, a tuti i boni cristiani de questo mondo.
me racomando a Dio e ala Madre sòa
Signoredio vi ringrazio d’avermi creato,
fato cristiano e conservato in questo giorno.
Vi prego di concedermi anche una buona notte.
A mi, me papà, me mama, me noni, me zii, fradei, sorèle,
amici, memici, a tuti i boni cristiani de questo mondo.
Pace e riposo ale anime sante del purgatorio
Rechia meterna………”
Mi metteva poi a letto sussurrandomi all'orecchio: " mentre chiudi gli occhi prega il tuo Angelo custode". Mentre anche lei si coricava, sotto le coperte la udivo mormorare con un moto di intima soddisfazione: “ Oddio che bel!”. Il letto era il premio agognato alla sua giornata di dura fatica. Con un sospiro la udivo mormorare tra se: "Gesù, Giuseppe, Maria vi dono il cuore e l'anima mia. Gesù, Giuseppe, Maria proteggetemi nell'ultima mia agonia."
Tuttora, nelle notti di sottile inquietudine, quella preghiera affiora spontanea alle labbra come un mantra cui mi aggrappo come ad un relitto in un mare tempestoso. Mi ritrovo a recitarlo in cerca del sonno con un inconscio moto dell’animo, che la ragione non sa spiegare.
lunedì 24 settembre 2018
Latemar: Paiòn
15/09/2018 Cornòn, Schenòn, Cimòn, Forcellòn(e), Paiòn, Cavignòn. Nomi tronchi ed aspri dati ad alcune cime del Latemar dai Ladini di Fassa. Oggi abbiamo salito il Paiòn da forcella dei Camosci discendendo poi al Forcellon. La cima esile, da non distrarsi, con scorci di grande effetto.
Percorrendo la cresta sottile si possono osservare i formidabili dirupi che si inabissano sulla val d’Ega. Il lago di Carezza infatti con le guglie del Latemar è stata un tempo forse la cartolina più nota delle intere Dolomiti. Alpinisti celebri quali Diamantidi, Christomannos, anche Piaz hanno arrampicato questi appicchi. Qualcuno ha poi raccomandato di non ripetere la sua via: roccia troppo marcia e pericolosa.
Il Latemar mi ricorda la Rocca di Calascio, naturalmente con proporzioni ben più grandiose.
Appena oltre il passo di Pampeago sul versante Obereggen. Il cielo schiarisce. Promette bene.
Il Paiòn fa capolino dietro la cresta sulla sinistra
Abbandonato il sentiero che scende a Obereggen saliamo su tracce verso l'alto
Fino a incrociare il sentiero n. 18 diretto a forcella dei Camosci
a destra fa capolino la triangolare parete ovest de Paiòn
A destra l'ampia sella della forcella dei Camosci con lo spigolo del Paiòn dove saliremo
dalla forcella dei Camosci saliamo alla cima del Paiòn
ormai sulla cresta verso l'anticima con alle spalle Cima di Valsorda
Verso la cima Principale
dalla cima del Paiòn la cresta continua poi sottile e più difficile verso il corno di Val d'Ega
Dalla cima discendiamo nell'Anfiteatro del Latemar. Tra le nuvole il Paiòn, a destra il Forcellone
passando per il Torre di Pisa scendiamo a Pampeago per chiudere l'anello.
I
domenica 2 settembre 2018
Sasso Rosso ,Brenta
20/08/2018
Passando da Malga Tuena e risalendo la val Madris fino alla sella dei pascoli del passo Prà Castron.
Passando da Malga Tuena e risalendo la val Madris fino alla sella dei pascoli del passo Prà Castron.
La bassa Val Madrìs
Passo di Prà Castron
Saliamo sulla cresta est alla Cima del Sasso Rosso. Proseguiamo poi in discesa lungo le creste, che passando per cima Nana, digradano verso nord fino al Pian della Nana.
Dalla cima del Sasso Rosso la lunga Catena del Sasso Alto
La Cima della Nana
Dalla cima della Nana verso il Sasso Rosso e le creste percorse.
Ci attende poi la Val Formìga e attraversiamo sotto le pale di Vallina e dell'Om, alti sulla val di Tovel a completare l'anello. Ambienti incontaminati.
lunedì 20 agosto 2018
Cima Ceda -Brenta
Ho avuto la fortuna di salire molte cime in Brenta. Alcune più volte. Ma mai ero salito sulla Ceda. Molto bella e non difficile. Del resto in Brenta potrei passare tutta la vita (alpinistica) e ne sarei appagato.
Punto di partenza: val d'Ambiez, rifugio Cacciatore.
L'obiettivo fotografico coglie solo in parte, l'imponenza della cerchia di cime della val d'Ambiez. Al centro cima Ceda, la orientale la più alta. Si sale dapprima in direzione della forcolotta di Noghèra, che si intuisce nella depressione a destra della cima.
Si sale verso la Forcolotta di Noghèra su sentiero segnato.
La forcolotta di Noghèra che si valica, per salire subito a sinistra verso la Cima Ceda.
Cima Ceda, come appare da est, poco oltre la forcolotta di Noghèra, sul sentiero che attraversa al rif. Pedrotti: a sinistra la forcolotta Noghèra, il pendio di prati e ghiaie che si salgono in direzione della fascia di rocce. Giunti lassù gli ometti guidano in cresta e poi alla cima.
Il pendio di erba e ghiaie.
La fascia di rocce. Oggi sono in buona compagnia.
La cresta finale e poi la cima.
Sulla Cima la nebbia si è chiusa. Bisognerà ritornare se sarà concesso.
Si discende lungo il percorso fatto all'andata
Dopo un breve temporale che ha ripulito anche i pensieri, appare la lavagna di cima d'Ambiez lavata dalla pioggia e più intenso il verde dell'erba.
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